Eccoci dopo quasi un mese di peregrinare tedesco, a parlare ancora di sport. Le Olimpiadi sono finite, e oggi c’è stata la apertura delle paraolimpiadi con una cerimonia molto commovente che vedeva una marea di atleti sfilare davanti a nessuno, ma strafelici di poter essere importanti al mondo nonostante le loro differenze. Differenze che noi notiamo, loro la loro vita la celebrano all’ennesima potenza tutti i giorni, e chi di loro è presente a Tokyo oggi, certo questa potenza l’ha elevata a un numero n all’infinito! Molti di noi hanno praticato sport potendo contare su tutte le leve che Cristo ci ha dato: loro no. Le loro menomazioni hanno però fatto leva sul loro carattere rendendoli caparbi fino a raggiungere questo traguardo che molti di noi “normali” neanche riusciamo ad immaginare. Conoscere il dolore, conoscere il sentirsi diversi non deve essere facile per nessuno: questi ragazzi dimostrano invece che il nostro orizzonte è molto più corto del loro e vederli felici e radianti camminare e sfilare nello stadio riempie di gioia gli occhi e il cuore.
Le Olimpiadi dei normali sono finite a inizio mese celebrando alcune realtà: ci siamo ritrovati, in assenza di sua signoria Bolt, ad essere i più veloci al mondo sia nei 100mt che nella staffetta relativa 4x100. Purtroppo però abbiamo peccato come sempre, nella capacità manageriale dello sport italiano: abbiamo raggiunto risultati importanti negli sport individuali, dove se uno è forte e ha delle eccellenze nel suo corpo, vive e vince anche se con i sacrifici che tutti immaginiamo. Negli sport di squadra, ci siamo lasciati andare sugli allori raggiunti negli anni passati: la scherma, il basket, la pallavolo maschile e femminile, il rugby a7, la pallanuoto, hanno rappresentato appieno la delusione sportiva del nostro management. Inutile che il CONI sottolinea il record di medaglie d’oro vinte, abbattuto il record di Roma 1960, molte sono state vinte da atleti che sono eccellenze loro in prima persona.
Godiamoci quindi nei giorni prossimi le imprese di questi atleti che nulla hanno da inviare a noi che li guardiamo pigri dal divano.

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